Nel titolo è contenuto un intraducibile motto di spirito dovuto all'identità di pronuncia in inglese delle parole "serio" e "Onesto", così che potrebbe intendersi anche l'Importanza di chiamarsi Ernesto.
Infatti Ernesto-Onesto è il nome che John Working è costretto ad assumere per guadagnarsi l'amore di Gwuendalen Fairfax.
D'altra parte il suo amico Algernon Moncrieff, innamorato di Cecily Cardew, la graziosa pupilla di John, si fa credere un suo scapestrato fratello inventato proprio da John, per giustificare le frequenti "scappatelle" nel corso dei suoi imbrogli amorosi.
Quando John è costretto a dichiarare di non avere avuto mai un fratello e non può più fingere di chiamarsi Onesto, le cose sembrano precipitare per i due amici; ma, per un'improvvisa piega che prendono gli eventi, si scopre che Algernon e John sono veramente fratelli e che il vero nome di battesimo di John è realmente Onesto.
Il valore della commedia non sta tanto nella trama quanto nel godibilissimo umorismo del dialogo e nel gioco delle parole e delle situazioni.
I Teatranti danno di quest'opera una lettura divertente e divertita, guidati dall'ironica e un tantino maliziosa regia di Renato Stanisci che ha saputo imprimere al gioco scenico un gusto più latino che anglosassone con risultati esilaranti e spassosissimi senza nulla togliere alla tagliente satira di stretta osservanza Wildiana.
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Scrittore di origine irlandese e di elezione inglese nato a Dublino nel 1854 e morto a Parigi nel 1900.
Fu tipico rappresentante del decadentismo e di quella letteratura che alla fine de XIX secolo e dopo la crisi del Romanticismo, si era fatta più attenta soprattutto ai valori della forma , della musicalità delle parole e del verso.
Ebbe anni di successi sia in campo letterario sia teatrale ed una vita da dandy spregiudicata e perennemente tesa ad un esasperato quanto raffinato estetismo che lo condusse al carcere e alla miseria senza peraltro condizionare la sua vena di scrittore.
Difatti dopo la pubblicazione del romanzo "Il ritratto di Dorian Gray" avvenuto nel 1890 fu accusato di immoralità e, nel 1891, dopo la stesura in francese della commedia Salomè, fu imprigionato per pratiche immorali.
Pur nell'amara esperienza del carcere trovò stimolo e forza per scrivere la sincera e commovente "Ballata del carcere di Reading" che fu pubblicata, senza il suo nome, nel 1898 alla vigilia della sua catastrofe esistenziale. L'isolamento e l'ostracismo in cui era stato relegato dagli editori e da non pochi amici lo avevano costretto a vivere in sostanza di espedienti.
Ancora poco tempo di questa vita e nel 1900, a Parigi, dopo un intervento chirurgico per un'infezione ad un orecchio, il 30 novembre, all'Hotel d'Alsace, morì di meningite dimenticato da tutti.
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Scene di Vito Limoli - Costumi di Cristina Arcaro e Chiara Radin
Direttore di palco: Italo Fioravanzo
Regia di Renato Stanisci
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